Perdersi nel mare magnum della burocrazia è semplice quanto comodo. Indugiare in quisquilie, dimenticando quali e quanti siano i problemi seri che affliggono in nostro martoriato Paese è fin troppo facile da non risultare, alla lunga, stancante e tedioso. Avvilente per chi lo fa ed incommensurabilmente urticante per chi lo riceve.

Ci riferiamo alla Legge n.3 del 15 febbraio scorso, mediante la quale lo zelante e tempestivo Ordine delle professioni sanitarie ha stabilito, anche per gli infermieri professionali militari che esercitano la professione, l’iscrizione all’Albo; in caso contrario questi ultimi, non solo saranno soggetti a reato di abuso della professione con conseguente perseguibilità penale per il datore di lavoro (in questo caso la Difesa), ma andranno incontro anche a sanzioni pecuniarie. A tutto questo si aggiunge l’obbligo di copertura assicurativa per le responsabilità professionali, ovviamente a carico dei suddetti.

Ci viene da pensare che chi ha messo nero su bianco questa legge non conosca affatto l’assetto dentro al quale il personale infermieristico militare opera quotidianamente e non abbia compreso a fondo il concetto di “specificità” che caratterizza il personale con le stellette. Una “specificità” che deve valere sempre e comunque, in ogni situazione la si chiami in causa e non una “specificità” a uso e consumo di chi ne dispone.

Dietro i nomi e le stellette ci sono persone che svolgono il loro lavoro con abnegazione, scrupolo e dedizione e che ora si ritrovano, ironia della sorte, in una situazione di impasse così deprecabile.

Secondo quanto previsto dall’articolo 348 del Codice Penale sull’esercizio abusivo di una professione, coloro i quali si macchiano di tale reato vanno incontro a una pena dai sei mesi ai tre anni di reclusione, con una multa dai 10mila ai 50mila euro. Il medesimo articolo prevede la pena di reclusione da uno a cinque anni e una multa dai 15mila ai 75mila euro anche nei confronti del professionista che ha indotto altri a commettere il reato o diretto la loro attività.

Il Co.I.R. (Consiglio Intermedio della Rappresentanza Militare) del Comando Logistico dell’Esercito, mediante Delibera, rispedisce al mittente la suddetta legge, sottolineando la mancanza di considerazione della “specificità” dei militari, unita al fatto che agli appartenenti al comparto sicurezza e difesa è vietato svolgere attività extra professionali; citando la sentenza della Corte di Cassazione – Sezione Lavoro (7776/2015) i cui contenuti «determinano l’onere per il datore di lavoro, che beneficia in via esclusiva dell’opera del professionista, a provvedere all’iscrizione del dipendente al relativo ordine professionale o, se già iscritto, rimborsare a quest’ultimo le somme già pagate».

A tal proposito, il Luogotenente Pasquale Fico il quale, intervenuto in difesa del personale, ha espresso parole dure ed inequivocabili: «La problematica degli infermieri professionali militari è molto sentita dal personale specializzato – sottolinea Fico – in quanto parrebbe che la Legge n.3 del 2018 imponga loro l’iscrizione all’ordine degli infermieri, con relativa stipula di assicurazione professionale. Inaccettabile tale esborso di denaro a carico del personale che svolge l’attività solo e soltanto per l’Istituzione a differenza dei medici militari che operano anche nel mondo civile e nel privato. Ove questo esborso dovesse ricadere sui nostri infermieri professionali militari che si dia loro, alla pari dei medici militari, la possibilità di svolgere la loro professionalità anche all’esterno dell’ambiente militare senza limitazione alcuna».

E prosegue Fico: «Colgo l’occasione per ringraziare i colleghi delegati del Co.I.R. del Comando Logistico dell’Esercito e principalmente il presidente, Ten. Col. Nuccio Mollica il quale, accogliendo il mio accorato appello, ha condotto egregiamente il Consiglio tutto a deliberare unanime sull’argomento. Al collega delegato, Francesco Gentile un plauso per avermi dato il massimo supporto alla stesura della relazione tecnica sulla problematica. Ringrazio sin da ora il Gen. Francesco Paolo Figliuolo, Comandante Logistico dell’Esercito, che certamente si prodigherà, alla stregua di quanto fatto fino ad ora per tutte le problematiche prospettategli dalla Rappresentanza Militare affiancata, a farsi promotore presso le Autorità preposte al fine di porre rimedio alla problematica e non permettere al personale sanitario infermieristico di aggravarsi di spese a danno delle proprie famiglie e di intraprendere tutte le azioni tese a proporre una variante normativa alla Legge n.3 del 2018 che tenga conto della specificità del Comparto Difesa e Sicurezza».

E termina: «Mi appello, infine, al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Gen. C.A. Salvatore Farina, da sempre vicino alla Sanità Militare e al personale militare sanitario, chiedendo un suo autorevole intervento presso gli Uffici Legislativi al fine di dare la giusta risoluzione alla problematica che affligge i Marescialli Infermieri».

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