Gli analisti politici, soprattutto quelli tendenti a sinistra, in queste ore si stanno preoccupando di “tranquillizzare” gli italiani sul fatto che l’accordo raggiunto per la presidenza delle Camere tra M5S e Centrodestra non potrà applicarsi anche nella formazione del governo per le “incompatibilità” di programma dei due schieramenti.

Come si dice nella cabala, la paura fa 90 e il terrore degli ex padroni del potere politico italiano, da Renzi a Grasso o dai grandi giornali tipo Corriere della Sera o Repubblica, è rappresentato dal fatto che Di Maio e Salvini possano trovare un punto d’incontro per formare un governo che cambi qualcosa, a cominciare dalla legge elettorale, e risponda alla richiesta di rinnovamento chiesta “democraticamente” dagli elettori il 4 marzo.

E’ indubbio che le differenze tra Di Maio e Salvini ci sono se le cose si vedono dalla parte dei partiti trombati dagli italiani ma la voglia di cambiamento uscita dalle urne “obbliga e condanna” i cinque stelle e il centrodestra, con particolare riferimento ai leghisti, a favorire soluzioni per attuare il cambiamento richiesto. Il grande scrittore svedese, Stig Dagerman, diceva che “Essere il politico dell’impossibile in un mondo dove ci sono troppi politici del possibile è, nonostante tutto, un ruolo che personalmente mi può soddisfare come essere”.

Per il rispetto dovuto agli elettori che l’hanno votati, questa è la massima che dovrebbero applicare a loro stessi sia Di Maio che il centrodestra senza tentennamenti e mettendo da parte pregiudizi e, per dirla alla Fornero, smettendo di fare gli “choosy” (in italiano schizzinosi) l’uno con l’altro.

Ci sono riusciti con la presidenza delle Camere non è detto che non possano riuscirci per la formazione del governo. Ovviamente tutti sanno che questo potrebbe essere un governo che non andrebbe a scadenza naturale dei cinque anni ma comunque potrebbe dare quello scossone che gli italiani si aspettano.

I punti in comune ci sono e, forse, sono più di quelli che dividono i due schieramenti a partire dalle politiche del lavoro sia come azioni di sostegno al reddito che come politiche attive volte a creare occupazione. Se i pentastellati chiedono il reddito di cittadinanza finalizzato solo alla ricerca di un lavoro non possiamo non vedere che oggi lo stesso “reddito”, se pur in misura ridotta e con modalità diverse, vi è anche con i vari assegni assistenziali che vanno dall’Aspi alle indennità di mobilità.

Se Salvini e il centrodestra puntano sulla flat-tax, i cinquestelle vorrebbero una riforma che fa pagare meno i redditi più bassi e sia gradualmente superiore per i redditi più alti. Una via di mezzo, anche a tempo, si può trovare e soprattutto si possono trovare le risorse e le coperture lavorando sugli sprechi, dai vitalizi alla revisione delle aziende partecipate o, come suggerisce Confcommercio, dalla riduzione degli sprechi delle regioni valutati in circa 176 miliardi che potrebbero essere recuperati garantendo gli stessi livelli di prestazioni.

Sulla legge Fornero basterebbe pensare che i danni ormai gli ha provocati con il dramma degli esodati e che abolirla e mantenendo i 41 anni di contribuzione non cambia molto per i giovani che, per effetto della loro tarda entrata nel mercato del lavoro, sarebbero costretti a rimanere al lavoro fino a settanta anni (se tutto va bene) altrimenti godrebbero di pensioni da fame.

La partita comincia a giocarsi oggi ma forse un po’ di pre-tattica già l’abbiamo vista con l’accordo sui presidenti di camera e senato e soprattutto Salvini e Di Maio hanno dimostrato che sono in grado di fare un passo di lato per il bene del Paese.

Berlusconi ha affidato il suo pensiero ad un intervista al Corriere della Sera in cui afferma che l’ipotesi di un governo Salvini-Di Maio rappresenterebbe “un ircocervo, l’animale mitologico spesso citato dai filosofi antichi come esempio di assurdità, perché in esso convivono caratteri opposti e inconciliabili.” Vogliamo ricordare che anche un governo tra Forza Italia e PD sembrava molto più di un “ircocervo” eppure si è verificato.

Ecco perché la politica è l’arte dell’impossibile e sia Salvini che Di Maio ma soprattutto Berlusconi debbono rivedere le loro posizioni per il bene del Paese e per evitare che il PD possa rientrare dalla finestra dopo essere stato cacciato dalla porta principale.

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Massimo Visconti
Si occupa da sempre di sindacato dove, fino al 2000, ha ricoperto cariche confederali. In tale veste è stato accreditato, in qualità di esperto in relazioni sindacali, presso la Comunità Europea, ha fatto parte di vari Consigli di Amministrazione di società pubbliche ed è stato Presidente del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Ha ricoperto l’incarico di consulente del Presidente della Regione Lazio per i problemi del lavoro e della formazione. È stato fondatore e direttore della rivista “Profili Sindacali”, ha scritto articoli su vari quotidiani come Il Secolo d’Italia, Il Giornale d’Italia e ha collaborato con L’Ultima Ribattuta.

1 commento

  1. Le chiacchiere sono perfettamente inutili. Con questo sistema sotto la cappella usurocratica europoide NESSUNO potrà fare nulla di concreto, se non operazioni di maquillage. Né Salvini né i 5STALLE né tanto meno l’altro spezzone di porcilaia destrista formata dal peggior neoliberismo contemporaneo (identico a quello del partito dei Pidioti), FI e i fratellastri d’Italia, che guarda caso votarono a favore della legge criminale Fornero.
    Se non si dà un forte calcio nel culo alla UE tagliando il cappio dell’usura che ci strozza sempre più, riappropriandoci della sovranità nazionale, in primis quella MONETARIA, non si va da nessuna parte e affonderemo ancora di piu. Con buona pace dei tanti coglioni che pensano che un governo 5STALLE-Lega, magari con contorno neoliberista di destra e pseudo sinistra, sia diverso dagli altri che l’hanno preceduto. Il buongiorno lo si vede già dall’ex sinistro Fico alla camera, il Lauro Boldrino pro ius soli e antifascista doc da operetta. Il resto è facile immaginarlo.

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