Nel silenzio imbarazzante dei media nazionali, torniamo a segnalare il clima che si respira nella MBDA, principale consorzio europeo costruttore di missili e tecnologie per la Difesa, di cui Leonardo Spa è azionista al 25 percento.

L’ex Finmeccanica non sono non controlla assolutamente quanto accade all’interno del gigante missilistico – leggi qui – ma alimenta un circolo che più vizioso non si può. “Esiste un cerchio magico – denuncia un dipendente che vuole restare anonimo – che si spartisce una torta rappresentata dalla società, i suoi contratti e le sue tecnologie. Per questo i conti vengono sempre rappresentati al meglio e in crescita per giustificare, e far spazio, ad assunzioni di favore sia nella pubblica amministrazione, sia in Leonardo e nelle aziende amiche. Queste ultime recentemente cambiate, come nel caso della ditta del Biraghi (leggi qui) favorito rispetto al vecchio contratto con il gruppo Leonardo, peraltro già denunciato dai sindacati della vecchia società del gruppo”.

Accuse pesanti. Ben circostanziate. E, soprattutto, estese a vari protagonisti. “Il cambiamento anche se a volte è solo di facciata (nel senso che cambia il nome dell’azienda per obblighi amministrativi, ma con la nuova che risponde direttamente o indirettamente sempre agli stessi soggetti) è profondo e arriva a colpire attività anche di poco valore relativo come ditte di pulizie, di guardiania, fino però ad arrivare alla gestione dei software aziendali o di manutenzione degli impianti. E le coperture di tutto ciò vengono assicurate con i vincoli di “sangue” grazie alle assunzioni di personaggi che ovviamente godono anche di corsie preferenziali nel loro iter di carriera. Ed è qui che si assiste a crescite folgoranti, bagnate da aumenti e gratifiche assolutamente ingiustificate. Addirittura vengono riconosciuti regimi di trasferta particolarmente favorevoli per giustificare corresponsioni di salari abnormi. A volte a persone che sono appena rientrate da maternità o da part time di comodo”.

Un malcostume che, purtroppo, caratterizza spesso molte aziende. Banali, vecchi cliché. “Come quando si usa l’auto di servizio con l’autista per accompagnare la moglie in palestra e i figli a scuola. Oppure dipendenti che invece di venire in azienda fanno da badanti ai genitori anziani di qualche pezzo grosso. Coperti da quegli stessi capi che invece, con altre persone, sono inflessibili su regole e orari. Oppure spese di rappresentanza effettuate al di fuori di ogni canone previsto dalle procedure aziendali e coperti con la cassa della Tesoreria”.

Scenari da Prima Repubblica. Vecchi meccanismi ai quali siamo abituati, ma che invece dobbiamo contribuire a far saltare. “Ovviamente le aziende che partecipano al lauto banchetto per rientrare dei costi offrono i loro beni e servizi a costi assolutamente fuori mercato, in nome della deroga alle procedure dovute al fatto che bisogna agire in fretta per rispondere ai requisiti del cliente. Peccato poi che tutti i maggiori programmi italiani siano inesorabilmente in ritardo, con i costi sempre fuori controllo. E le stesse ditte fornitrici sono a volte costrette ad operare favori personali come, ad esempio, l’installazione di apparati antifurto montati nelle abitazioni private di alcuni personaggi e delle loro segretarie (chissà poi che segreti dovranno custodire a casa queste ultime). E i costi lievitano esponenzialmente. Tanto paga Pantalone. Ecco che fine fanno le tasse degli italiani. Ingrassano poche persone che non si fanno scrupoli di abusare della loro posizione dominante a loro uso e consumo“.

E in tutto questo, l’azionista Leonardo che fa? Come detto, non controlla. “O per via dei vincoli di “sangue”, si gira dall’altra parte. A questo punto non deve stupire se gli azionisti stranieri della società a volte ci trattano da servi o non hanno alcun rispetto per noi tutti. Queste persone hanno svenduto tutti noi, le nostre tecnologie e la nostra industria. Svendendo noi hanno svenduto la nostra dignità di lavoratori e di italiani”.

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Inviata (e infiltrata) speciale nelle situazioni più “scottanti”. Le sue inchieste ruotano principalmente intorno alla Rai e compagnia (poco) bella.

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