Pressappochismo. Incompetenza. Leggerezza. Come al solito la Rai continua a far parlare (male) di sé. Peccato però che stavolta sia a rischio non solo la qualità del servizio offerto dalla tv di Stato, ma anche il posto di lavoro di almeno un centinaio di persone. Urge un incontro con l’Ad Salini: se proprio deve far dei danni, che almeno sappia quello che fa.

L’appello è dell’ASA, Autonomo Sindacato Audiovisivi, che da anni si spertica per far comprendere ai piani alti di viale Mazzini la gravità della situazione. Questi i fatti: il Cda Rai ha ratificato il bando ENG che riguarda le troupe dei telegiornali nell’area metropolitana di Roma. Un bando iniquo. Tant’è che quando finì sulla sua scrivania, l’allora Dg Campo dall’Orto si rifiutò di firmarlo. Stessa cosa accadde con Orfeo che se ne lavò le mani. Ora però la patata bollente è passata a Salini.

Ma cosa c’è che non va in questo bando? Per prima cosa, vengono soppresse festività, straordinari e orari notturni, con buona pace di quanto previsto dal contratto collettivo nazionale. Inoltre si chiede la disponibilità dei lavoratori 24 ore su 24 festività comprese, entro mezzora dalla chiamata sul posto. Dunque non semplicemente disponibili, ma a completa disposizione.

Lo scorso 27 marzo questo bando (da 18 milioni di euro) è stato firmato, forse distrattamente, dal Cda Rai. Ora, prima che la firma di Salini lo renda definitivo, i sindacati chiedono quantomeno di poter spiegare all’attuale Ad cosa comporta la ratifica di quell’oscenità: la perdita del lavoro di professionisti seri, gli stessi che assicurano qualità ai servizi in onda ogni giorno. Per non parlare della pioggia di risarcimenti che la Rai si ritroverà a pagare dopo i ricorsi al Tar. Si danneggerebbe un intero comparto, insomma, andando a creare una situazione di monopolio da parte del service vincitore dell’appalto. Una tragedia su tutti i fronti.

Finora, gli appelli lanciati sono caduti nel vuoto. Stessa sorte per le due interrogazioni parlamentari. Non ci resta che sperare che Salini si metta la mano sulla coscienza.

AGGIORNAMENTO ORE 18 >> A seguito del nostro articolo, la Rai ha fatto sapere che non procederà alla stipula delle convenzioni fino alla decisione del Tar, prevista non prima dell’estate.

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Inviata (e infiltrata) speciale nelle situazioni più “scottanti”. Le sue inchieste ruotano principalmente intorno alla Rai e compagnia (poco) bella.

4 Commenti

  1. Intanto per le sedi regionali i tagli sono già avvenuti, da qui a breve moriranno molte aziende. Aggiungiamo il fatto che adesso i giornalisti verranno muniti di telecamerine proprie è il dato è tratto

  2. Nessuno però parla della posizione dominante che hano tutte queste società che operano nel campo delle news. La rai non apre il mercato come ha fatto per altri settori (post produzione, etc) e quindi solo questi pochi soggetti prendono tutto il budget con guadagni altissimi e come se non bastasse sono entrati anche in altri settori portando alla chiusura tante società storiche che non hanno introiti sicuri .. credo che l’ AGCM dovrebbe intervenire…inoltre vi chiedo come un sindacato possa essere credibile dove uno dei massimi esponenti è il fratello di uno dei proprietari di queste società, in palese conflitto d’interessi. Ci sono altre società che chiedono da anni di poter entrare nell’albo fornitori per le news ma la risposta è stata sempre negativa..credo nel giornalismo e quindi vi invito ad approfondire questo scandalo dove veramente il rischio è far morire professionalità che hanno fatto la storia della rai .. dico solo che nella post produzione sono iscritte all’ albo oltre 60 aziende circa perchè le iscrizioni sono aperte a tutti i soggetti mentre nel reparto news sono solo una quindicina e chiaramente le iscrizioni sono chiuse in barba del libero mercato.. grazie

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