Le Commissioni interessate per portare a compimento il correttivo al riordino dei ruoli concluderanno i lavori questa settimana e i loro pareri, anche se non vincolanti, potrebbero accontentare un po’ tutti. E, di conseguenza, scontentare un po’ tutti.

In soldoni, il cambiamento vaticinato non c’è stato e non ci sarà. Se la politica del “cambiamento” è finita col rivelarsi molto più addentra alle dinamiche di palazzo rispetto a quella della Prima Repubblica, considerata dai seguaci dei “vaffa” come il male assoluto; figurarsi se a questi “uomini di potere” può importare qualcosa dei servitori dello Stato e delle classi meno abbienti dell’apparato.

Del resto, è sempre stato così: mettiamoci l’anima in pace. Il vero “cambiamento” non c’è stato e forse mai ci sarà, almeno finché i deboli saranno contrapposti ai forti e chi ha le mani in pasta preferirà tirare a campare piuttosto che operare la vera “rivoluzione”.

Per il semplice fatto che questo riordino farsa non è la rivoluzione che il personale militare si aspettava, non lo è neppure lontanamente, ma è l’ennesima copia sbiadita di una presa per i fondelli, volta a gettare fumo negli occhi e a spingere qualche poco avveduto personaggio ad esclamare: «Vedi, qualcosa è stata fatta!» Non serve più, non basta più.

Non giova a nessuno mettere in campo delle leggi raffazzonate salvo poi urlare allo scandalo quando si è seduti sui banchi dell’opposizione, come se in quel frangente e a varare quelle norme, gli stessi parlamentari indignati non avessero contribuito e non ne fossero stati parte attiva.

Come è ovvio che sia, i delegati intercettati sono amareggiati e delusi. Mesi e mesi di discussioni per poi vedersi cestinate le proposte, non deve essere gratificante per nessuno, in particolar modo per chi ci mette tutto l’impegno possibile.

La rivoluzione mancata ha partorito fuochi fatui in un mare di “tiriamo a campare e speriamo ci cascino”: unificazione delle carriere; ruoli ad esaurimento con prospettiva più ampia, che guarda al futuro; concorsi per ufficiali ma con limitazioni, perciò la maggior parte di loro non vedrà mai realizzarsi il sogno dell’avanzamento di carriera; i graduati continueranno a chiamarsi Caporali e Marescialli lavoreranno come Dirigenti, percependo uno stipendio che corrisponde ad un grado e ad una mole di lavoro inferiore.

Bene, no? Un contentino qui, uno lì e siamo tutti felici e contenti. Ecco servito un bel regalo di Natale e poi in campagna elettorale – peraltro ci si è resi conto che la sola cosa che sa far bene la nostra classe dirigente è promettere questo e quello e poi “scannarsi” in Parlamento – tutti ad elogiare i militari, tutti pronti a dire quanto sono bravi, quanto si prodigano per il Paese e, alla prima occasione utile, si cerca di “fregarli” quanto più è possibile.

Così come è sempre accaduto e continuerà ad accadere si farà una Legge Delega che servirà a mettere in piedi un altro riordino fino alle calende greche. E poi ci domandiamo il motivo per il quale gli altri Stati si risollevano e prosperano mentre noi ci arrabattiamo tra percentuali irrisorie di crescita.

Dimenticavamo l’ultima chicca del riordino, la ciliegina sulla torta. Un contributo d’indennità, solo per le Forze Armate, denominata “importo aggiuntivo pensionabile”. Questo incentivo lodevolissimo non sarà elargito a tutti, altrimenti l’assurdo dov’è? Verranno dati, con ogni probabilità, agli “anziani” che, grazie  alla cifra di – udite! Udite! – 5 euro al mese potranno garantirsi una serena vecchiaia. Se non fosse la triste realtà penseremmo ad una commedia dei fratelli Vanzina. Il periodo natalizio è propizio, peccato che ultimamente il nostro apparato politico/amministrativo sta regalandoci perle da far invidia ai migliori sceneggiatori su piazza.

Gli unici ad ottenere i privilegi saranno le Forze di Polizia, mentre la Difesa attenderà in cucina che qualcuno di buon cuore porti qualche avanzo.

Ministro Guerini: è soddisfatto? Può dirsi, in tutta coscienza, entusiasta di questo Riordino? Se lei è uomo di grande intelletto e di capacità analitica come crediamo che egli sia, non può di certo avallare questo Riordino. Non può perché offenderebbe la sua storia politica, in suo futuro di uomo delle Istituzioni e tutti coloro i quali è chiamato a rappresentare.

È orgoglioso che i Graduati con 17 anni di servizio percepiranno 270 euro annui a fronte dei 300 euro promessi e i restanti 30 euro verranno erogati a partire dal 2025? Mentre altre Categorie vengono finanziate con norme apposite com’è visibile nella relazione di spesa connessa al provvedimento disponibile sul sito del Senato della Repubblica?

Ci chiediamo solo: perché queste diseguaglianze all’interno della stessa famiglia? Non dovrebbero sussistere. Così facendo non si fa altro che creare astio, rancori, livore. Ma ci rendiamo conto che nel tentativo di raffazzonare qualcosa che fa acqua da tutte le parti servano delle toppe, non sempre se ne trovano di belle e quelle che lo sono meno servono comunque a tappare un buco. Ma proprio perché le toppe sono scadenti si rischia, non solo di romperle, ma di lasciar passare molta più acqua di quella che si voleva arginare.

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