Negli uffici del DIS e delle due agenzie AISE e AISI, li hanno già soprannominati “il gatto e la volpe”: dove la volpe sta per Gennaro Vecchione, titolare dell’organo di coordinamento dei servizi e il gatto è impersonificato dall’ammiraglio Carlo Massagli, consigliere militare del premier Giuseppe Conte, depositario a sua volta della delega sui nostri 007. 

I due, come si dice a Roma, si “stanno allargando”. E da qualche giorno, tra una chiacchiera e l’altra per far credere che l’inquilino di Palazzo Chigi non è altro che una specie di docile burattino nelle loro mani, vagheggiano un piano per creare una loro piccola “spectre” nell’ambito dei servizi. 

Primo obiettivo, la nomina dello stesso Massagli a vicedirettore dell’AISE. Pur di non restare a spasso in caso di caduta del Conte2, il consigliere militare è pronto ad accontentarsi di diventare solo il vice del generale Caravelli, che lo ha battuto nelle corsa al vertice di Forte Braschi. Oltretutto, usufruendo della ricca indennità connessa all’incarico. 

Secondo obiettivo, il via libera al generale dei carabinieri Angelo Agovino (attuale numero 2 del controspionaggio) alla guida dell’AISI, cioè della struttura per la sicurezza interna, gestita brillantemente in questi ultimi anni da Mario Parente. 

Terzo obiettivo, ancora più dirompente del primo, l’aumento da due a tre dei vice-direttori dell’AISI (all’AISE sono già tre). In modo tale da poter soddisfare altri appetiti e stringere così quelle alleanze politiche indispensabili alla riuscita del piano.

Perché in questo modo il “poltronificio” potrebbe contare su due nuovi numeri 2  da nominare sia all’AISE che all’AISI, consentendo anche al “chiacchieratissimo” Marco Mancini di rientrare in gioco. In un incarico-chiave, dal momento che sono i vicedirettore a gestire le deleghe e a dare vitalità a tutta la macchina.

Conte, che già nei giorni scorsi ha dovuto prendere atto in Consiglio dei Ministri che le pressioni di Massagli per la cessione delle due FREMM all’Egitto gli hanno fatto collezionare l’ennesima brutta figura (M5S, LeU e parte del PD non ne vogliono sapere fino a quando non si sbloccherà il “caso Regeni”), è però molto cauto. Sa di essere nel mirino dei grillini e dei renziani per mille motivi e non sembra propenso ad aprire un nuovo fronte. Perché è chiaro che un passo falso in tema di servizi, come quello di aprire le porte all’arrivo di “esterni”, manderebbe a quel paese quel criterio della continuità e delle “nomine interne” che ha contrassegnato la nomina di Caravelli e -quasi certamente-  sarà  alla base anche per quella di Agovino. Spingendo automaticamente gli alleati di governo a chiedergli di rinunciare alla delega sui nostri 007. 

Quindi, meglio non seguire i consigli del “gatto” e della “volpe”, come insegna la favola di Pinocchio.

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Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

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