“Sassate” l’aveva anticipato già un anno e mezzo fa (leggi qui): dietro la promozione a cardinale di monsignor Angelo Becciu, il potentissimo numero 3 del Vaticano, responsabile degli Affari Generali della Segreteria di Stato,  non c’era altro che il solito “promoveatur ut amoveatur” targato Papa Francesco. Perché non poteva spiegarsi altrimenti la sua destinazione alla guida di una Congregazione di serie B come quella delle Cause dei Santi.

E infatti, zitti zitti, come si conviene per le indagini più delicate all’interno dei Sacri Palazzi, i Promotori di Giustizia vaticani Milano e Diddi, hanno mandato la polizia papalina a sequestrare numerosi incartamenti negli uffici degli Affari Generali (dal 2011 al 2018 regno incontrastato di Becciu) e all’Autorità di Informazione Finanziaria (antiriciclaggio e anticorruzione).

Inoltre, secondo quanto scrive l’Espresso, il Corpo della Gendarmeria ha spedito una disposizione di servizio che segnala che cinque persone da stamane sono state “sospese cautelativamente dal servizio”. Si tratta di due dirigenti apicali degli uffici della Segreteria, Vincenzo Mauriello e Fabrizio Tirabassi, di un’addetta all’amministrazione, Caterina Sansone, e di due alti dirigenti vaticani: monsignor Maurizio Carlino, da poche settimane capo dell’Ufficio informazione e Documentazione, e il direttore dell’Aif Tommaso Di Ruzza.

L’inchiesta era partita all’inizio dell’estate dell’anno scorso, proprio pochi giorni dopo il “siluramento” del neo-cardinale, in seguito ad una denuncia dello IOR e dell’Ufficio del Revisore Generale, che segnalavano ai Promotori (cioè ai pubblici ministeri della giustizia vaticana) una serie di operazioni finanziarie sospette o quantomeno opache in tema di possibili casi di corruzione.

Riguardanti chi e che cosa? Su questo, ovviamente, c’è un riserbo ancora più impenetrabile. Ma non sembra solo una coincidenza che proprio la settimana scorsa -il 27 settembre per la precisione- si siano dimessi dai loro incarichi all’IDI l’ex-direttore generale del Bambin Gesù, Ruggero Parrotto e il suo “braccio destro” come direttore amministrativo, Alessandro Zurzolo. Entrambi erano già da tempo nel mirino di Mariella Enoc,  l’ascoltatissima presidentessa dell’ospedale sul Gianicolo, che ne aveva chiesto e ottenuto la rimozione dal Papa. E non è certo un mistero che proprio il Bambin Gesù, il Mater Olbia e lo stesso Gemelli fossero le aree d’azione preferite da monsignor Becciu.

E su questo converrà ritornarci sopra, viste le difficoltà di decollo del primo e l’inesorabile smantellamento delle “eccellenze” del secondo, grazie alle trame opusdeistiche e massoniche intrecciate dall’attuale management.

 

 

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Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

6 Commenti

  1. Questo buon uomo di Becciu ha fatto di tutto per screditare e gettare nel fango mons. Salonia, nominato vescovo ausiliario di Palermo dal papa, e ciò per screditare pure il santo padre. Un eccezionale manovratore che ha giocato a fare il finto alleato di Francesco, in realtá di nascosto (ma neanche troppo, visto che Francesco se ne è accorto) per delegittimare il suo papa. I nodi stanno venendo al pettine, pare.

  2. Non conosco e non commento. Mi sembra che il commento precedente getti luce su meschinità in ambiente ecclesiale in cui entrare a piè pari per attaccare il Papa mi sembra inopportuno, inutile e sostanzialmente di parte, dalla parte di chi vorrebbe tornare ad usare il rosario come una frusta in mano ai conservatori ormai pagani ….

  3. Sembrerebbe secondo Dagospia che Beccu sia implicato negli ultimissimi scandali Vaticani. Il Papa è intervenuto nominando nuovi Giudici …non so se la notizia che B. Sia implicato sia vera ma …

  4. = Frate prosciolto: vescovo Lorefice,fallito attacco a Papa e me
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    11:29 (AGI) – Palermo, 1 mar. – Di sollievo e determinata la reazione della Chiesa di Palermo alla decisione del giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Roma, Daniela Caramico D’Auria, che venerdì ha emesso la sentenza di non luogo a procedere nel processo che aveva coinvolto il frate cappuccino Giovanni Salonia, in ordine alle accuse su abusi a un suora che lo psicologo e psicoterapeuta stava seguendo. La decisione del giudice, scrive in una nota la Diocesi siciliana, “dimostra e dichiara ampiamente la fine “del calvario delle calunnie” sollevate contro di lui sia nel febbraio 2017, allorché fu nominato da Papa Francesco Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Palermo, sia a seguito dell’incontro avuto con il Santo Padre nella Cattedrale di Palermo in occasione della visita del 15 settembre 2018”. L’improcedibilità dell’azione penale, sentenziata dal giudice a motivo della tardività con cui era stata presentata la querela, “conferma l’atteggiamento calunnioso, pianificato ai danni di Padre Salonia e contestualmente volto a delegittimare l’arcivescovo di Palermo e a colpire il Santo Padre, mentre restituisce a Fra Giovanni la piena innocenza e l’autorevolezza sacerdotale e professionale che da sempre gli viene riconosciuta”. “Nonostante tali infondate accuse, agevolate dalla diffusione di vere e proprie fake news da parte di alcuni organi di stampa, – sottolinea l’arcivescovo Mons. Corrado Lorefice – in questi due anni, insieme a padre Giovanni Salonia, la Chiesa di Palermo, seppur nella dura prova, ha continuato a confidare nella magistratura ordinaria, attendendo nel silenzio e nella preghiera, il sopravvento di ‘ciò che è scritto nel libro della verità’ (Dn 10, 21)”. (AGI) MRG
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  5. Silenzio e preghiera non vanne bene affatto.
    O si sta in silenzio o si prega.
    Psicologi e psichiatri non hanno nulla a che fare con Dio e non dovrebbero con la chiesa.
    Anzi, non dovrebbero proprio esistere.
    Gente che si rifiuta di tollerare il vissuto del prossimo giustificando il male che compiono nella loro etica per perseverare in un lavoro inesistente, stipendiato e spacciato come importante, altro che opere di Madre Teresa.

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