Oscar Wilde usava dire che “a volte è meglio tacere e sembrare male informati, che aprir bocca e togliere ogni dubbio”. Un aforisma che si adatta perfettamente ai tentativi dell’Aero Club d’Italia, presieduto da Leoni, di dimostrare la sua capacità e autorevolezza nella gestione dei velivoli ultraleggeri nonostante le ripetute e qualificate prove del contrario.

La chicca più recente si trova sul sito ufficiale dell’aeroclub. Un comunicato (leggi qui) che, al di là dei refusi usuali in quanto scrive  AeCI, cerca di accreditare l’idea che le proposte della federazione Italiana degli sport del volo siano state in qualche modo recepite  da un tavolo tecnico che dal 2018 è attivo con la partecipazione del ministero dei trasporti dell’ENAC, dell’ANSV, dell’ENAV e dell’A.M..

Ma da quando, c’è da chiedersi, un  dicastero lavora come riferisce AeCI, per “comprendere se l’organizzazione data al VDS dallo Stato Italiano” sia o meno “conforme a quanto riscontrabile in altri paesi europei” (testo ufficiale di AeCI)?

Dalla stessa nota si apprende che nel luglio 2020 “l’aero club d’Italia ha sottoposto al tavolo tecnico una relazione molto approfondita sulle proprie attività e sulle potenzialità dell’ente in termini di gestione del VDS ed innalzamento della massa massima al decollo dei mezzi VDS, in conformità a quanto messo a disposizione del regolamento UE 2018/1139..” .

Molto bene, direbbe qualcuno, peccato però che il regolamento citato da AeCI non parla di alcun innalzamento della massa massima al decollo dei VDS, ma istituisce una nuova classe di velivoli con il peso massimo compreso tra i 450 kg e i 600 kg di peso.

Ergo Aero Club d’Italia dimostra, nero su bianco, la sua scarsa dimestichezza con le normative europee in materia di velivoli da turismo e sportivi. Ancora più grave, AeCI dimostra la pervicace volontà di nascondere la propria, assoluta mancanza di controllo dei velivoli VDS messa in mostra negli ultimi 20 anni. “Oggi, ci ha detto un istruttore di volo VDS, il 95% o più dei velivoli ultraleggeri in Italia sono fuorilegge”.

Abbiamo chiesto conferma ad una serie di esperti e tutti ci hanno ribadito questa statistica che dipende, ci è stato riferito, dalla mancanza di qualsiasi controllo tecnico dell’aeroclub d’Italia sulla flotta dei velivoli che, per mandato del ministero dei trasporti, (Ministeri vigilanti dove siete??) avrebbe dovuto gestire. Mandato non gratuito, si badi, ma retribuito se è vero che AeCI incassa tasse e altri balzelli da oltre 40000 piloti Vds e da piu di 120 scuole di volo che pagano ciascuna 2000 euro/anno, cui si aggiungono le tasse per gli esami etc.

Un bel gruzzoletto che oggi costituisce oltre un terzo delle entrate dell’ente. E’ successo che l’arch. Leoni, dal 2002 a capo da presidente o commissario dell’aeroclub, ha deciso di interrompere i controlli del peso dei velivoli che venivano “identificati” con una serie di autocertificazioni.

AeCI s’è sempre difeso affermando che la responsabilità sarebbe dei proprietari che hanno dichiarato il falso, ma gli “esperti” legali dell’aeroclub fingono di dimenticare che l’autocertificazione non esime l’ente dal dovere di verificare. Lo stabiliva già il DPR 403/1998 i cui contenuti sono stati ripresi dal DPR 445/2000 che, all’art. 71 recita “le amministrazioni…sono tenute ad effettuare idonei controlli, anche a campione, e in tutti i casi in cui sorgono fondati dubbi sulla veridicità delle dichiarazioni…”.

Un’attività  che è mancata inducendo così migliaia di persone ad eludere le norme immatricolando quali ultraleggeri velivoli di pesi nettamente superiori.

Ora l’architetto Leoni, nel tentativo di mascherare questa carenza tecnica strutturale dell’aeroclub, si fa scudo della nuova norma emessa da EASA e ripresa proprio in questi giorni da ENAC con una lettera del direttore generale che in parte sconfessa il comunicato di Aero Club d’Italia e che sassate pubblica integralmente.

Da una parte infatti l’aeroclub asserisce che tutto verrà svolto “…in conformità di quanto messo a disposizione dal regolamento UE 2018/1139” dall’altra il direttore generale di ENAC, dottor Alessio Quaranta firma una “Decisione” dell’ente che lo impegna ad emettere entro il marzo 2021 un regolamento nazionale che in Italia sostituisce la disposizione europea.

Siamo alla farsa! Altro che “ringraziamenti al tavolo tecnico per la fiducia accordataci”, altro che  “ la sua ( di ACI n.d.r.) piena competenza nel VDS”, pare proprio che tra Aeroclub d’Italia e Ente Nazionale Aviazione Civile il colloquio sia quantomeno difficoltoso.

In tutto questo i famosi, se non famigerati, Ministeri Vigilanti cosa vigilano?

Perché non sono stati informati dell’attività di riforma avviata con il Tavolo Tecnico e che certamente implica loro precisi interessi?

Perché il ministero dei Trasporti negli anni non ha mai chiesto ad Aero Club d’Italia conto delle verifiche fatte sui migliaia di velivoli ultraleggeri per controllarne la rispondenza alle norme di legge? Eppure il ministero si avvale di una direzione generale a capo della quale c’è un direttore generale che percepisce uno stipendio dirigenziale dello Stato, il dott. Renato Poletti (qualche parente importante in Vaticano?) laureato in scienze forestali ed ambientali, che ha iniziato la sua carriera nell’83 quale assistente parlamentare del ministro Degan nei governi Craxi e poi è passato da una poltrona all’altra, sempre in ambito politico, quale segretario particolare prima e capo di gabinetto poi.

Che fa il direttore Poletti?

Cerca di arrivare indenne alla pensione evitando scontrie inconti pericolosi come il famoso curato del Manzoni? 

Ma torniamo all’Aeroclub nazionale.

Dopo lo “gran rifiuto” dell’A.M., Leoni, battuto dal Consiglio federale su innominabili “soluzioni interne”,  è stato costretto a correre ai ripari pubblicando un Avviso per “procedura di conferimento di incarico di direttore generale dell’aero club d’Italia” (leggi qui). Il “bando” s’è già chiuso (!!!), ma continua ad apparire carente di parti sostanziali per assegnare un posto dirigenziale in un ente di diritto pubblico. Scritto così pare più la premessa per un direttore che faccia solo quelle che dice il presidente. Non la soluzione migliore  per una efficiente gestione delle risorse.

Intanto, come preannunciato da Sassate è ormai ufficiale il divorzio dell’ente di via Beccaria dall’Aeronautica Militare.

Come uno dei tanti divi da rotocalc,. Leoni ci tiene a far sapere a tutti del nuovo, grande idillio sbocciato con la Marina Militare Italiana.

Non è, come dicono i malpensanti, perché l’Aeronautica per tramite del suo Capo di Stato Maggiore, gli ha chiuso la porta in faccia per la scelta del nuovo direttore generale.

Non è, come dicono i detrattori, perché l’arch. Leoni s’è sentito umiliato dalla decisione del gen.le Alberto Rosso di tutelare autorevolezza e dignità dei propri ufficiali.

La verità, che solo Sassate è in grado di rivelare, è che quest’idillio con la Marina Militare Italiana nasce dalla scoperta, di recente fatta da Leoni, che il primo brevetto di pilota in Italia nel 1909, è stato quello di Mario Calderara, ufficiale appunto della Marina che detiene anche il poco invidiabile record del primo incidente di volo con l’aeroplano dei Wright!

Tutti quelli che la pensano diversamente sono in errore.

E come sancire questo nuovo afflato ed il nascente rapporto di collaborazione se non con una bella visita per “omaggiare” l’amm. Treu, comandante della squadra navale? (vedi foto).

Leoni ha ricevuto l’immancabile targa, chiesto e ottenuto di poter visitare alcune navi della Marina Militare Italiana. Bel successo in tempo di Covid!

Chi saranno gli invitati non è dato sapere, ma sarà certo un’inclita schiera di eletti. 

Come non riferire di un’attività fondamentale del presidente dell’Aeroclub mentre la situazione finanziaria del paese è al tracollo e di conseguenza molti enti federati ed aggregati non sanno come arrivare a fine mese?

In questa settimana ci sono pervenute molte richieste da parte di Aeroclub e scuole di volo perché rinnovassimo  l’appello (vedi proposta di Sassate qui) all’arch. Leoni affinché sospenda le quote federative e delle scuole di volo per il 2020 e il 2021. Non servono, ci viene confermato, fondi aggiuntivi dello Stato perché Aero Club d’Italia ha nelle sue casse le economie dovute alla mancanza delle gare e al mancato pagamento del direttore generale degli ultimi quattro anni.

Che fine hanno fatto questi, tanti, soldi? 

Il CONI vigila sui tanti aeroclub federati (vogliamo parlare di Bologna?) che sono falliti  lasciando conti inevasi con AeCI per centinaia di migliaia di euro che Leoni non ha mai preteso per motivi politici?

Oltre ai presidenti di Aeroclub (che non vogliono essere citati per paura delle ritorsioni per cui Leoni è famoso, n.d.r.) ci hanno scritto molti istruttori di volo ultraleggero denunciando la assoluta carenza di controlli presso scuole e campi di volo ed il proliferare del cosiddetto abusivismo didattico ovvero attività di insegnamento svolta da persone non qualificate su campi di volo non certificati.

Che fa per questo Leoni, oltre a scambiare visite con personaggi più o meno influenti? Continua a favorire i suoi amici?

P.S. Sassate e questa redattrice sono attenti ai commenti di quanti ci leggono e non vogliono lasciare nessuno nel dubbio. Ecco perché in relazione agli impicci di Leoni con la FAI (provati dai verbali della stessa FAI, leggi qui) ai pochi che sui social affermano che andiamo ritirando fuori “storie vecchie” suggeriamo di leggere questo articolo https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2020/01/13/caso-azzolina-ecco-chi-dimesso-per-tesi-copiata_HrXzUADzaZTjBYdvuofflJ.html

dove sono riportati i casi di politici tedeschi che si sono dimessi dopo la scoperta di brogli avvenuti 20 anni prima.  Certo quella è la Germania. Che possiamo pretendere?

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Inviata (e infiltrata) speciale nelle situazioni più “scottanti”. Le sue inchieste ruotano principalmente intorno alla Rai e compagnia (poco) bella.

3 Commenti

  1. Si vede che chi scritto questo articolo ha un’opinione informata su come stanno le cose. Bisognerebbe dare più ampia diffusione a questo articolo in modo che giunga a tutta la comunità degli aviatori per passione.

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