Proprio vero che al peggio non c’è mai fine. Avevamo appena finito di raccontare di un paio di gare imbarazzanti per la Direzione Produzione (vedi) e di una terza che il Coordinamento delle sedi estere si guarda bene dall’indire (vedi), che ecco planare in redazione un’altra vicenda incredibile.

E questa volta dai contorni francamente inaccettabili. Sulla quale, il vertice di viale Mazzini e quantomeno la Corte dei Conti, sarà il caso che si interroghino in tema di danno erariale.

I protagonisti sono sempre gli stessi: l’inamovibile direttore Roberto Cecatto, il suo vice Maurizio Tosti, ma anche la ex-responsabile del CPTV di Roma, Paola Sciommeri. Che è si riuscita a fuggire a Rai Uno, ma di questa storia conosce anche lei vita, morte e miracoli.

Mettetevi comodi, perché è una storia lunga, molto lunga. E complicata, molto complicata.

Nel 2013, la Rai decide che è arrivato il momento di rinnovare le dotazioni di “personal computer e relativi accessori“. Viene indetta una gara che prevede quattro lotti.

Il lotto 1, destinato alla Direzione Produzione “per la fornitura di desktop, workstation di fascia alta, Fujitsu monitor e relativi servizi di manutenzione, per un quantitativo complessivo di oltre 640 apparecchiature ed un valore posto a base d’asta pari ad euro 5.831.000,00 iva esclusa”, se lo aggiudica Olidata S.p.A, che il 14 dicembre 2014 ne dà trionfalmente notizia sul suo sito, specificando che “il contratto avrà una durata di 24 mesi dalla data di stipula“.

Tutto bene? Manco per idea. Perché, consegnate le prime 100 macchine, un anno più tardi, il 22 dicembre 2015, la Olidata veniva messa in liquidazione. E ad ulteriore dimostrazione di come era stata accurata l’istruttoria sulle società partecipanti alla gara (soprattutto sull’aggiudicataria), il 25 marzo del 2016, per la Olidata arrivava il fallimento.

Con due conseguenze immediate: l’interruzione della fornitura delle workstation e l’inevitabile mancanza di assistenza che dovrà necessariamente essere affidata a personale interno Rai, distratto da altre attività.

Comincia il calvario. Su autorizzazione del Direttore Cecatto, il responsabile dell’ingegneria, Tosti, destina le 100 workstation al montaggio.

Quasi contemporaneamente, arriva al laboratorio di via Teulada la richiesta di verificare la possibilità di una pseudo certificazione per le Fujitsu circa un loro utilizzo come Media Composer Avid, visto che non erano (e non lo sono tutt’ora) nell’elenco delle macchine certificate da Avid. Segno evidente che il capitolato preparato dalla Produzione per la Direzione Acquisti era sbagliato. O quantomeno fatto con i piedi.

La risposta arriva dopo qualche mese, il 6 giugno 2016, con una mail di Pier Giacomo Buratti indirizzata a Roberto Raponi, il suo superiore gerarchico a cui Tosti aveva affidato il compito di tentare di risolvere il problema.

È una requisitoria durissima, di cui “Sassate” è entrata in possesso e che è pronta a pubblicare integralmente nel suo devastante contenuto tecnico. Perché è evidente che il povero Buratti ed i suoi altrettanto poveri colleghi ce l’hanno messa tutta per cercare una soluzione. Invano: le Fujitsu sono un’autentica tragedia.

Peccato che questo “grido di dolore” lasci del tutto insensibili i vari Cecatto, Tosti, Sciommeri e compagnia. L’ordine è quello di andare avanti lo stesso, senza neppure lamentarsi troppo.

E allora sarà il caso di spiegare quali siano state e siano tutt’ora le conseguenze di questa ennesima gara-truffa, evidenziando il danno economico che provoca all’azienda, che a settembre del 2016 ha fatto orecchie da mercante anche alla denuncia al riguardo proveniente dalla RSU.

(1-continua)

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Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

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